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Vendemmia 2017

Scritto da Paolo Demarie il 03 Novembre 2017

L’annata 2017 si ricorderà come la più precoce dell’ultimo decennio, nonché quella con la minor resa quantitativa.

E’ stata caratterizzata da un inverno mite, con poche nevicate, seguito dalla primavera con temperature più alte della media stagionale favorendo quindi un precoce sviluppo vegetativo della vite.

A fine aprile su tutta l’Italia si è registrato un brusco abbassamento delle temperature, specialmente nelle ore notturne, causando danni da gelo che però, nella nostra zona, hanno interessato unicamente i fondovalle e le parti più fresche dei versanti collinari. Oltre alle gelate abbiamo assistito ad alcuni episodi di grandine che hanno contribuito alla minor produzione.

Dal mese di maggio è iniziato un lungo periodo di bel tempo che è durato fino a inizio settembre, con temperature  massime sopra la media, ma a differenza di altre annate calde, abbiamo avuto notti più fresche. L’assenza di precipitazioni e il clima caldo hanno però scongiurato l’insorgere di problematiche fitosanitarie.

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre le tanto attese piogge hanno portato ad accumulare 25 mm di acqua che è servita per riequilibrare in parte la dotazione idrica degli acini ormai abbondantemente invaiati.

A partire dalla prima settimana di settembre le temperature sono scese sensibilmente e si è potuto notare un andamento più vicino alle medie stagionali con sbalzi termici importanti tra il giorno e la notte. A giovare maggiormente di questa situazione è stato il profilo polifenolico delle uve a bacca nera a ciclo vegetativo medio – lungo, come il Nebbiolo e la Barbera, che hanno fatto registrare dati che differiscono rispetto ad altre annate “calde”. Infatti quest’anno si osservano valori migliori sia in termini di quantità di antociani e tannini, sia in termini di estraibilità, fattore quest’ultimo essenziale sui vini ad invecchiamento.

Per quanto riguarda i principali componenti del vino, va fatto notare che le gradazioni alcoliche, seppur importanti, non sono fuori dalla media, specialmente su vini a base Dolcetto e Nebbiolo, questo molto probabilmente perché la vite ha interrotto i suoi processi metabolici nel periodo più caldo, arrivando ad una vendemmia anticipata ma con valori nella norma. Inoltre si è registrato un buon livello di pH, mentre l’acidità totale è risultata inferiore, riduzione da ricondursi ad una minore quantità di acido malico questo a comprovare l’ottimo grado di maturazione dei frutti.

La conseguenza di questa annata bizzarra è un calo dei raccolti del 24% per una produzione di vino italiano che supererà appena i 41,1 milioni di ettolitri, ma la qualità è salva e l’Italia manterrà comunque il primato mondiale tra i produttori.